La convivenza, parola magica, simbolo e responsabilità dei giorni nostri, così drammaticamente connotati dalle difficoltà che la sua applicazione sembra dover comportare in modo sistematico.

Proprio la convivenza è stata profeticamente il tema dell'edizione 2014, che ha visto autori di primo piano misurarsi con un problema non ancora così pressante.

Allora per Vittorio Sgarbi convivenza è stata quella del sacro col profano nell'arte, mentre Angelica Calò Livnè ha parlato di quella dolorosa in Israele e Palestina.
Haim Baharier ha visto la convivenza come un ossimoro, ovvero una capacità laica di vivere la propria spiritualità, mentre per Daniela Muggia lo è stata fra morte e vita nei suoi studi sull'accompagnamento empatico del morente.
Ma essa può anche esserci stata in passato ed oggi mancare in modo doloroso, come per una figura illuminata quale quella del card. Carlo Maria Martini, vividamente ricordata da don Antonio Mazzi e don Colmegna.
Ma non è finita: il filosofo Giulio Giorello ha investigato la convivenza fra Protestantesimo e democrazia, il Lectorium Rosicrucianum fra un antico testo Rosacroce, la Fama Fraternitatis, e l'epoca moderna, mentre i sostenitori di Raimon Panikkar quella fra utopia e pace, in un tripudio di prospettive tanto suggestive quanto in grado di sfidare le nostre deboli certezze sul più indicibile di tutti i campi del sapere: quello del Sacro.

Quindi... non esattamente la pace. Perché si può anche discutere e animatamente su diverse questioni non solo teologiche, ma sempre col massimo rispetto reciproco e, appunto... in un'ottica di convivenza.

Leggi il programma delle attività svolte dal 20 al 23 giugno 2014 a Milano presso la Società Umanitaria.