Ecco, Dio ha parlato qualche volta mediante Sue Rivelazioni a chi considerava meritevole, e gli uomini hanno preso a parlare con milioni di parole su Dio e i Suoi insegnamenti.
Insegnamenti di fraternità e di pace, di moderazione e armonia, di carità e di speranza.
Col risultato che la parola di Dio, comunque Lo si chiami, è uguale in tutte le religioni del mondo: un denominatore comune di amore, di speranza e di liberazione dal dolore della vita sulla terra.
C'è chi ha vissuto queste verità nella propria anima, come i mistici o i grandi iniziati, che hanno scritto confessioni e testimonianze, c'è invece chi ci è arrivato col cervello e l'intelletto: i grandi studiosi delle religioni, i grandi saggisti o i grandi teologi.
Ci sono i romanzieri che le hanno messe in prosa e i poeti che le hanno rese in versi, oppure i giornalisti che ne hanno fatto inchieste.
Ovunque la letteratura religiosa si è sforzata di far comprendere all'uomo l'incomprensibile, l'incomunicabile, perché una verità di fede può essere vissuta ma è difficilissima da comunicare.
Ma nei loro sforzi speculativi, tutti questi uomini sembrano aver detto ai loro simili la stessa cosa: elevate, sublimate la vostra anima a livelli che il comun sentire nemmeno sospetta, perché un'anima senza Spirito è come un fiore senz'acqua, destinato a seccare e morire nell'indifferenza generale della vita terrena.
Perché precipua specificità dell'uomo è la coscienza e senza di essa è inutile il nostro passaggio su questa terra, vuota di senso la nostra testimonianza.
Ma la coscienza esiste perché venga elevata, sublimata alle Verità più sacre, che poi sono quelle più importanti.
Per questo esiste la letteratura religiosa, per questo esiste Sublimar.